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L'Estasi e la Neve-o il grande spettacolo di farsa patafisica

colori: Verde, rosso e metallico.

2010- Messa in scena : Cadaveri Squisiti

Produzione: Cadaveri Squisiti, con il contributo di D.S.U. Toscana

Regia e drammaturgia : Duccio Scheggi

per interpreti e collaboratori vedi alla fine della scheda.

L'Estasi della Neve, o il grande spettacolo di Farsa 'Patafisica, non è solo uno spettacolo teatrale, una sotties a-morale, oltre ad omaggiare la figura di Alfred Jarry e festeggiare il 110° anniversario della composizione dell'Ubu Incatenato vuole coincidere con la costruzione di un Istituto di 'Patafisica Senensis, che andrà costruendosi e decostruendosi con il montare e lo smontare dello spettacolo stesso, tanto da coincidervi. Coinvolge di fatto un gran numero di artisti atti nella letteratura potenziale, ma anche della musica, del disegno, del fumetto, del video e della fotografia potenziale sul territorio senese (dalla ricerca teatrale del gruppo studentesco "Cadaveri Squisiti" e del Laboratorio Sperimentale Sobborghi), che collaborano alla messa in scena di un’opera che vuole farsi generatrice autoalimentata di consapevolezza edipica ed oulipica. Un vero e proprio circo di acrobati della psicologia e della lingua , con bestie ferocissime, tra i parenti, un carrozzone itinerante che mostrerà il nomadismo accomodato di attori scomodati dalla staticità di una città perpetuamente residente, che vive in sella al suo verde cavallo da phynanze. L'Estasi della Neve sarà lo spettacolo che restituirà al teatro tutto quello che il cinema gli ha portato via nel ratto novecentesco, verrà potenziato in tecnica e linguaggio, romperà la prigionia dalle unità aristoteliche, la vicenda si svolgerà in un luogo doppio all'inconscio dello spettatore, in un tempo corrotto e contraffatto continuamente dalle manovre temporali di un narratore Pierrot Verde smemorato e con una miriade di trame e rimandi secondari, propri del postmoderno e dell'ipertestualità che irrompe nel teatro tramite il cinema. Questo atto effimero e prontamente ripetibile sarà il compimento di una piece di cinema live, happening cinematogragfico in vitro teatrale. Gli schermi dell'Estasi saranno il sostituto del luogo scenico nel teatro greco, i due occhi edipici già asportati dalla consapevolezza. La scena cioè viene rubata dallo schermo, è un furto che guarda all'evoluzione dello spettacolo e dell'intrattenimento nel sociale, che vede gli schermi come veri ed unici protagonisti del nostro secolo, di spettatori abusati dalla mediazione, dall' indiretto. Se seguiamo le influenze e l'evoluzione del linguaggio è interessante notare come la Prima rappresentazione dell'Ubu si sia tenuta a Parigi il 10 Dicembre del 1896, stessa città e stesso periodo in cui, solo un anno prima, si è tenuta la prima "rappresentazione pubblica" di cinema, con la sua proiezione magnifico-spaventosa, la paura (cinematografica) e la rabbia (teatrale innovativa, ubuesca) data dalla provocazione.

 

Sono due sentimenti, se non nuovi, "rinnovati", che si fanno largo nel sentire degli spettatori di fine '800 e poi diverranno il passaggio del testimone per tutte le avanguardie e arti novecentesche. Il non tangibile è l'unico sistema diretto e tangibile, questo paradosso crea l'impossibilità della struttura tragica classica, dove eros e thanatos rimanevano fuori scena, "schermati dalla struttura stessa del teatro". Oggi il teatro si deve fare schermo e struttura per mettere in scena ciò che non è mediato, che non è tangibile: la morte e l' amore. Lo spettacolo verrà proiettato "in diretta", sarà ovvero una linea tangente da percorrere necessariamente per assistere alla scena, ormai impossibile, sarà il calcolo ultimo del Dott. Faustroll sulla superficie di Dio, "punto tangente tra zero ed infinito”. Gli Ubu prigionieri ed operatori cinematografici riprendono pubblico e attori in presa diretta, trasformando le persone (già maschere dell'essere) in immagini teatrali, e le restituiscono così, specchiandole, al mondo a cui realmente appartengono: il mondo delle immagini; l'attore è operatore di catarsi: mostra, specchiando in sè, la realtà (o la sur-realtà) dei fatti. Dove vanno a finire tutte le immagini una volta che le abbiamo vissute? Nell'Estasi della Neve. Nel titolo si nasconde una risposta inquietante sui nostri pensieri, sulla nostra mente televisiva in perpetuo effetto neve, interferenza e mancanza di segnale di un informazione certa, di un immagine definita e definitiva. Non esiste momento vissuto che non sia creazione senziente della fede che diamo all' oggetto e quindi all' immagine di questo oggetto, poichè questa fede difinisce non solo quello, ma anche la nostra posizione di Soggetto, vedente e percettivo; ci colloca, contestualizza, presenta al presente. Noi stessi possiamo diventare oggetto ed immagine di noi stessi, se creiamo il personaggio. E' necessario proiettarsi sul mondo e sul palcoscenico del mondo come estranei alle altre proiezioni che ci vengono incontro. La proiezione del Sè deve limitarsi all' auto-riproduzione, alla proiezione della sua proiezione. Come succede in fisica, due luci puntante una contro l'altra finiscono per azzerarsi. Così in ‘Patafisica il Padre che proietta se stesso nel Figlio ne ricaverà l'uccisione di se stesso, l'assassinio da parte del figlio che ne conseguirà non sarà che il frutto di tale proiezione. "Il sui-cidio è una parola fatta male", ci diceva Breton nella sua inchiesta, poichè dimostra l'impossibilità dell'Io. L'uomo non muore, si ri-produce nella memoria tradotta e proiettata in vita sull' altro. Il teatro di vita è teatro di morte, solo nella morte dell'immagine l'uomo vive in quanto essere. Solo nella morte che non gli appartiene scopre la finzione della proprietà. Il teatro in questo caso, potenziato dall'avvento del cinema può farsi arte di disillusione del mondo delle immagini, disillusione della falsità razionale. La 'Patafisica è arte dell'essere ed arte del guardare, come ci ricordava anche Jean Baudrillard. La riproduzione è infinita (nella drammatugia e nell'iconologia) ma limitata all'unicità della forma del personaggio, anche se i personaggi sono molti, il "Personaggio" è uno solo, idea platonica, senso pirandelliano, nostro corrispondente automatico nella scrittura della nostra vita. L'invenzione adultera delle tecniche è in sè un incesto edipico (anche) dei mezzi. Se lo specifico del cinema è l'azione, questa azione verrà giocata in campo teatrale: sul palcoscenico; se lo specifico del dramma è l'uomo, questo verrà portato in campo filmico: sullo schermo, ipotizzando uno spazio filmico in cui, come voleva A.Bazin, per tutto il cinema il vero protagonista è lo spazio stesso che conferisce alla scena la necessità metafisica del senso nella società dello spettacolo debordiana.

La 'Patafisica come scienza che studia le eccezioni e non l'universalità può così far rientrare nel suo studio quella grande eccezione che è il processo di consapevolezza edipica, il processo di cecità e smemoratezza, il processo di definizione dei ruoli tra padre e figlio, sperando che rimangano processi eccezionali e non gradualmente universali. I due schermi di Straniamento e Svelamento sul palco sono gli occhi stanchi dell'Edipo, ormai vecchio e castrato ocularmente dalle tecnologie, il suo bastone che lo accompagna, terza gamba dell' enigma della sfinge, è una interferenza televisiva continua, estatica (e non estetica) che lo conduce alla ripetizione, alla graduale interpretazione, al gesto che si compie, in una parola: nel teatro. Questo spettacolo è il nostro incesto personale con Alfred Jarry e la 'Patafisica, padre e madre di tutto ciò che è stato il teatro contemporaneo e lo scriversi delle avanguardie storiche e delle teorie fisiche e filosofiche sul relativismo e le possibilità. Se uccidiamo Jarry di nuovo è perchè gli è passato sopra uno dei nostri piedi gonfi di postmoderno mentre attraversavamo la sua via permettendoci quindi di saldare un debito con la sua vita e di regalare ad ognuno di Voi lo stuzzicadenti, ultimo desiderio di Jarry in punto di morte. Un luogo con più consapevolezza edipica ha più padri, quindi più amore, più autorità (e meno autoritarismo), più spiritualità, maggiore responsabilità quindi più adulti, più rispetto umano più consapevolezza atavica e archetipica e meno cecità. Un mondo con più padri è un mondo presente, pieno di figli, di memoria storica e di un sereno futuro da scrivere con sobrietà insieme ad una comunità consapevole dei propri avi, dunque necessariamente connessa con il mondo e i suoi eventi, senza discriminazioni e pregiudizi. Fare pace con il Padre vuol dire trovare spazio nel cuore, rinunciare all'idea dell'orfano che perseguita il mondo dal perpetuo processo di fascinazione di falsi idoli e simboli, immagini fittizie che vorrebbero sostituirsi a noi e alla nostra ricerca di noi stessi, distrarci, ipnotizzarci, lobotomizzarci per più tempo possibile. Un popolo che non si conosce e non riflette è un popolo che si lascia guidare da false autorità, da false istituzioni, da falsi padri; è un popolo edipico che fornica con la propria ignoranza, madre di una mente dormiente. Senza l' edipo si è indipendenti e monarchi clementi del proprio regno. "Non avremo distrutto niente finchè non avremo distrutto anche le rovine" - ma Jarry non sospettava che anche la costruzione dell'Ubu potesse diventare una fortezza che col tempo si sarebbe deteriorata e monumentalizzata o ancor peggio musealizzata. Oggi stiamo restaurando il restaurabile e demolendo il demolibile. Con la scelta maieutica di risvelgiare il sapere dei propri antenati, che vissero la guerra e le avanguardie, in futuro questo ponte storico tra gli inizi dei secoli sarà già costruito e percorribile.                 

"Estasi e inerzia del personaggio folle in una farsa 'patafisica ", una sotties a-morale che vuole trovare la soteriologia nella prigionia , corruzione ultima al pensiero orrorifico cristiano .

Ispirato a testi teatrali, poetici e filosofici di Jarry , Baudrillard , Breton , Calderon , Ionesco, manifesto del Futurismo Statico di Enrico Baj .

La prigionia dell' uomo moderno , schiavo dei suoi se' e dei suoi oggetti che giganteggiano su di lui lasciandolo in ombra ( e quindi in un teatro- ombra della vita - come postulato in "Quarta Parete per BE. Albedo, prima parte della trilogia sul metateatro e la prigionia, di cui l' Estasi ne è il secondo passaggio ) della storia e della fisica .

Niente vuole essere pedagogico , lo scopo didattico è l' esercizio al senso del non-senso , ovvero la lingua che tutti noi usiamo credendo di capirci quando non ci capiamo affatto .

Chi è figlio e chi è Padre di cosa ?

Il Padre Ubu è a sua volta figlio di un Padre Ubu , e avrà per figlio un Padre Ubu ; incatenato non tanto alla società quanto a se stesso .

L' apatia , l' inerzia , lo stordimento dell' uomo assassino dell' umanità , figlio del XXI secolo , che uccide l' uomo in sè , per consumarsi e nuovamente generarsi consumato nella sua "strategia fatale " che lo rende consumo dei beni di consumo .

Lo scontro perpetuo in un teatro soggettivo tra il folle e il genio maligno .

Un cut-up Burroghsiano non completo , che trova la sua completezza con una visione interpretativo-sintetica dei testi di Alfred Jarry relativi alla patafisica .

Qual' è il significato ontologico della prigionia , fino a dove si estendono i confini della libertà , terminano con noi o iniziano con l' altro ?

Con l' avvento del cinema , e il suo utilizzo del fuori campo , con l' avvento di nuove tecnologie , e non per ultimo di internet , la porzione riservata alla scena e al fuori scena dello spettacolo , classicamente inteso alla greca , si sono frantumati , scissi e successivamente scambiati di posto , nelle nostre menti , nel nostro subcosciente e nella realtà .

Tutto ciò che ci viene mostrato ora è una visione di morte , non catartica ma illusoria , ci illude all' eternità , a vedere la morte per poterla controllare , non più fantasticare , immaginare e basta , ma viverla in un altrove , in un altro che non è mai arrivabile , che non è mai tangibile , che è impronta mummificata del tempo che scorre , che allontana l' uomo dalla propria concezione di persona , di umanità , rendendolo cieco , alienato , mai vicino all' altro , interfaccia di un personaggio fittizzio , che non si sforza nemmeno più di interpretare se non digitalmente , in una non realtà , in una doppia finzione .

 

(-per collaboratori, interpreti ecc.. vedi locandine qua sotto e cariche nell' istituto di 'patafisica senensis)

 

Duccio Scheggi  (Autunno 2010)

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